Badante incinta, si può licenziare?

03/02/2020
10 Minuti

Nel corso della loro vita, le donne possono incorrere a delle gravidanze e visto che il fisico chiede di riposare in quel determinato periodo, anche il lavoro ovviamente, subisce delle ‘ripercussioni’.

Nel corso degli ultimi anni, sono in aumento i casi in cui le donne hanno denunciato il proprio datore di lavoro per aver ricevuto ‘minacce’ relative alla possibilità di partorire e così in questo articolo spiegheremo se una badante incinta si può licenziare e quali sono gli eventuali benefit che quest’ultima ha a disposizione.

Diventare badante

Cominciamo col dire che la badante è una lavoratrice dipendente e quindi così come le altre professioni, anch’essa ha diritto ad una serie di diritti e tutele. Una badante incinta si può licenziare difficilmente, visto che la ‘maternità’ è l’indennizzo a disposizione, ovvero una retribuzione erogata dall’INPS tramite bonifico su conto corrente, che sostituisce lo stipendio lavorativo (la badante avrà diritto all’80% della sua retribuzione in busta paga).

Attenzione, voi datori di lavoro non dovrete sborsare nessuna somma di denaro, il processo è gestito interamente dall’INPS per tutta la durata dell’assenza lavorativa. A voi toccherà solamente il regolare versamento del TFR e l’emissione della busta paga (da 0 euro).

 

Quindi, così come specificato dal CCNL (contratto collettivo nazionale di lavoro), esistono due tipi di maternità:

  • Maternità obbligatoria: dura 5 mesi e la badante sarà giustificata dall’assenza a lavoro. Solitamente questo periodo si divide in 2 mesi prima del parto e i restanti 3 dopo. Ma in alcuni casi le donne dividono i mesi in uno prima del parto e 4 successivi a quest’ultimo.
  • Maternità anticipata: attraverso un certificato medico da parte del ginecologo è possibile chiedere in anticipo la maternità. Quest’opzione è legata alle badanti che presentano una gravidanza a rischio. Attenzione però, oltre alla visita del ginecologo, potrebbe essere richiesta anche quella dell’ispettorato del lavoro.

 

Ma per far sì che le badanti possano ottenere uno di questi due indennizzi a loro disposizione, sono richiesti dei requisiti specifici: il primo è aver maturato almeno 52 settimane di contributi nei due anni precedenti all’inizio del periodo della richiesta, mentre il secondo consiste nell’aver maturato 26 settimane di contributi nell’anno antecedente all’inizio del periodo di astensione obbligatoria.

Invece, nel caso in cui a svolgere questa mansione si trattasse di un uomo, a quest’ultimo spettano solamente due giorni di assenza lavorativi, che vanno in vigore dopo la nascita del figlio/a.

 

Ma quindi una badante incinta si può licenziare?

L’art. 24 comma 3 del CCNL è abbastanza chiaro: “Dall’inizio della gravidanza, purché intervenuta nel corso del rapporto di lavoro, e fino alla cessazione del congedo di maternità, la lavoratrice non può essere licenziata, salvo che per giusta causa”.

Quindi è evidente che le garanzie per i lavoratori non sono poche e nel nostro caso una badante incinta si può licenziare solamente per fatti gravi e rilevanti, come ad esempio proprio l’omissione della gravidanza iniziata già prima di essere stata assunta.

Fate attenzione e consultatevi sempre con un avvocato prima di prendere delle scelte che potrebbero tornarvi contro.

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