PERCHE’ NON DARE AI NOSTRI CARI QUALCUNO CHE GLI FACCIA COMPAGNIA?

  1. DAMA DI COMPAGNIA
  2. retraité*4

Le famiglie che accudiscono un anziano a domicilio e ricorrono all’aiuto di una badante. Usiamo la parola “badante”, anche se la definizione corretta è assistente familiare, poiché è la più utilizzata nel linguaggio corrente. L’aiuto di queste persone è prezioso e ci solleva da molte difficoltà.  Tra gli impieghi c’è il gran ritorno della «dama di compagnia», lavoro di cui si erano perse le tracce. Non proprio la nobildonna dei teleromanzi sceneggiati in bianco e nero, ma una rivisitazione anni Duemila con l’atterraggio morbido dell’orario flessibile e il fine settimana libero. La dama viene inserita in famiglie dove l’anziano è sì autosufficiente, ma necessita comunque di un aiuto per la spesa, trascorrere la giornata, usare le nuove tecnologie, uscire a fare una passeggiata. Compagnia, appunto. Approfondisce l’argomento l’esperta Giancarla Baldasso dell’Associazione Carmen di Castelfranco: «La dama di compagnia, termine mutuato dalle dame del Settecento Veneziano, è una persona che svolge un servizio qualificato recandosi a domicilio su richiesta delle famiglie o del servizio sociale. Viene formata e coordinata da un referente del servizio che ha il compito di insegnargli ad essere cordiale, disponibile. Dovrà capire la patologia della persona che assiste e monitorare per conto dei familiari i suoi atteggiamenti per contribuire a comprendere il grado di evoluzione della malattia. Saprà proporre attività adeguate e assecondare le abitudini. Dunque una persona qualificata, così com’erano le dame di compagnia dei secoli scorsi, abituate a star vicine a contesse, marchese o baronesse. Un qualcosa di diverso dalle figure che solitamente seguono persone anziane o in difficoltà». Un qualcosa di adatto alle italiane che si rimettono così in gioco. Negli ultimi due anni la loro presenza è infatti raddoppiata sia nei corsi di formazione per colf che per quello da dama di compagnia. Un esercito di pensionate, disoccupate e giovani al primo impiego bussa oggi alle porte delle famiglie. Cambia lo scenario dell’immigrato che si occupa del lavoro che l’italiano non vuol più fare. Anche nel fortino del lavoro domestico il monopolio delle lavoratrici immigrate è sotto assedio. «Dall’inizio del 2010 – racconta Fredo Olivero della fondazione migrantes di Torino – sono cominciate ad arrivare le prime italiane disposte a lavorare come badanti e il loro numero è via via cresciuto. Generalmente hanno più di 50 anni, sono per lo più disoccupate, sono uscite dal mercato del lavoro e non riescono più a rientrarci. Purtroppo, contestualmente al loro arrivo è diminuita anche l’offerta lavorativa da parte delle famiglie e così un numero crescente di badanti deve spartirsi un numero sempre più ristretto di posti di lavoro».

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